Artimino, dagli Etruschi ai Medici al primo vino ‘docg’. Ora i nuovi monovarietali: Chardonnay e Sauvignon

L’enologo Riccardo Cotarella e la presidente dell’azienda Annabella Pascale presentano la nuova linea di vini: “Vogliamo ridare a questo territorio toscano la dignità che merita”

II vino è pathos umano, ci vuole cultura e ad Artimino questa cultura, fatta d1 storia, arte, vigneti, si tocca con le mani, nella villa realizzatad ai Medici nel Rinascimento, ti approcci al vino con più rispetto”. Lo ha detto Riccardo Cotarella, uno dei più autorevoli enologi del panorama internazionale alla presentazione il 24 novembre, all’hotel Me Milan Il Duca in piazza della Repubblica a Milano, della nuova linea di vini della Tenuta Artimino.

 

Artimino e il primo doc della storia

A ricordare l’indissolubile legame storico tra la tradizione vitivinicola italiana e il borgo toscano è stata la presidente dell’azienda, Annabella Pascale: fu Cosimo LII de’ Medici, infatti, nel 1716, infatti, ad istituire per primo una forma di disciplinare ante litteram che definiva quella che oggi chiameremmo “denominazione di origine controllata” dei prodotti vinicoli. Lo scopo era codificare la produzione del vino della zona del Carmignano, in quella che oggi è la provincia di Prato, rinomata anche per il suo olio d’oliva extravergine.

Un territorio di oltre mille ettari dove il Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici aveva fatto costruire in 4 anni, tra il 1596 e il 1600, nei pressi di Artumes, antico insediamento etrusco, divenuto poi il borgo medioevale di Artimino, La Ferdinanda, conosciuta anche come Villa dei Cento Camini, splendida magione, ancora intatta, oggi patrimonio Unesco.

In seguito Ferdinando II (1626) fece realizzare nell’area il Barco Reale, una grande riserva di caccia racchiusa da mura. Oggi la tenuta, di 730 ettari, di cui 80 a vite, è della famiglia Olmo: la Villa medicea Unesco oggi ospita matrimoni ed eventi, la rinascimentale Paggeria è divenuta sede dell’Hotel Artimino, con camere in loco e appartamenti ricavati nel borgo medioevale. E l’impegno è ora rivolto a sviluppare le vigne.

Pascale: “Etruschi, Medici, ora riportiamo in auge Artimino”

Tenuta Artimino segnalata nella Guida di Gambero rosso 2026 con i Tre bicchieri per il vino Carmignano Grumarello Ris. 2021 (da sinistra l’enologa Ginevra Dondini e la proprietaria Annabella Pascale)

«La nostra volontà, dopo aver sviluppato il borgo turistico in collaborazione con Melià, è ora rivolta a rinnovare e riqualificare vigneti e uliveti» – ha sottolineato Annabella Pascale, presente con il suo staff: Ginevra Dondini, enologo e marketing responsabile, Damiano Astrella, enologo di cantina, Daniela Vigani, agronoma, che ha studiato alcuni cloni.

«Con Riccardo Cotarella, il più importante enologo italiano, vogliamo portare in auge Artimino, che ha creato la cultura del vino in Italia, partendo dagli etruschi fino ai Medici. Abbiamo iniziato dalla zonazione, con studio del terroir, abbinando ai nostri due vini blend di punta, Carmignano e Chianti, entrambi Docg, una nuova linea monovarietale. Il Carmignano è proprio un blend antichissimo di Sangiovese e Cabernet, ufficializzato nel 1716 col bando di Cosimo LII (nome etrusco del luogo, ndr), poi un monovarietale di Chardonnay e uno di Sauvignon. Con le singole vinificazioni abbiamo scoperto il potenziale di queste terre: esiste un clone di Sangiovese che abbiamo trovato solo ad Artimino».

Il nome Artimino al clone?

Alla Tenuta di Artimino, premiata anche quest’anno con i Tre bicchieri, alcune enormi botti sono all’interno della Villa medicea: fu Cosimo de Medici nel 1716 a creare il primo disciplinare per la produzione di vino, antesignano della Denominazione di origine controllata Doc

«Intendiamo fare qualcosa per dare a questo territorio toscano, non famosissimo come altri, la sua vera importanza e la dignità che merita» – ha aggiunto Cotarella – «Speriamo che al nostro clone venga riconosciuto il nome Artimino. Il Carmignano non ha la giusta immagine, vogliamo fargli avere la giusta considerazione perché merita attenzione».

Il vino, ha rimarcato l’esperto (è appena il suo libro Il vino, la mia vita – Un viaggio sensoriale tra storia, tecniche e segreti del vino, ed. Rizzoli), «ha seguito l’evoluzione dell’uomo. Oggi è opportuno mantenere i terreni, vitigni e cloni della tradizione, ma aggiornando i vini all’attualità in maniera professionale. I nostri vitigni italiani sono indigeni, sono tutte variazioni della natura che si manifestano attraverso il vino: non abbiamo oro o diamanti, è il vino la nostra bandiera. Ogni piccolo borgo ha un suo vino e un suo piatto: questo fa vino, fa Italia».

Cotarella: “Il vino utile alla salute”

Il celebre enologo ha affermato che, nelle scorse settimane, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Oms, «ha riconosciuto che un consumo moderato e consapevole del vino è utile alla salute», rassicurando gli animi sul consumo di vino abbinato negli ultimi anni al rischio di sviluppare un tumore: «Il vino è salute – rimarca Cotarella –. Al limite può essere dannoso l’alcol. Ma comunque, appunto, in quantità moderata è salutare. Non dimentichiamo che è il vino che fa grande l’Italia».

L’enologo non è particolarmente preoccupato nemmeno dai dazi: «Ritornerà il sereno: gli americani hanno un grande rispetto per l’agroalimentare italiano. Inoltre, nel corso di 60 vendemmie (anni), ho visto tante crisi, ma il vino è sempre risorto come e più di prima».

Cotarella ha speso parole anche per l’olio: «Mi auguro che l’olio possa raggiungere dignità comunicativa come il vino. Le sue varietà sono numerose, le qualità pure, ma non ci sono nei ristoranti menu in cui è possibile scegliere l’olio da degustare». E te ne trovi un anonimo in una bottiglietta.

La degustazione dei vini Artimino

La degustazione dei vini Artimino

“Dall’aroma acuto, molto profumato, fresco, con sentori di fiori bianchi e frutta, la mela verde”, ha detto Cottarella nel descriverne odore e sapore.   Custode delle Tele 2023,  Sauvignon Blanc Toscana Igt “Un vino difficile che esige spazi e territori particolari. Ha un  odore di moscato, si sentono le uve, peperone, spezie, minerali. La personalità è più spiccata, è salato, è un vulcano per la saliva, un piacere senza stonature”. Chianti Montalbano Riserva Docg 2022,  100% Sangiovese “Dal colore rosso rubino ma non impenetrabile,  al naso si sente la prugna in maturazione, ciliegia, tabacco, giusta tostatura;  al palato, legno, frutti rossi, origano nella parte finale”. Moreta 2022,  Sangiovese Toscana Igt “Dal colore più intenso ma comunque trasparente, si sente di più la macchia mediterranea, la croccantezza del frutto, la noce tostata alla fine. Il t annino è più consistente, ha maggiore acidità e struttura, note fragranti saporite. È  un clone monovarietale, fa parte del progetto nuovo clone, e ha un terroir diverso”. Grumarello 2020,  Carmignano Riserva Docg,  Sangiovese, Cabernet, Sauvigong, Cabernet Franc.  “Di colore rubino intenso, al naso profumato di ribes, più nere, viola, e humus di bosco dopo la pioggia, noce moscata. Il Sangiovese fa da padrone, si sente arancia rossa sanguinella; si tratta di un vino di carattere,  Poggipiè 2022  Cabernet Franc Toscana Igt Un cabernet franc al 100%, dall’aroma  rotondo, non pungente, maturo. Si sentono annini, ha un’ottima energia, sapidità, mineralità, lascia in bocca tanta personalità. È  un vino che invecchierà tantissimo” – ha detto Cottarella. 

Autore: Laura De Benedetti

Link: https://www.quotidiano.net/itinerari/vini/artimino-chardonnay-sauvignon-yoldp2o1 

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